giovedì 31 gennaio 2013
Vess (o parè) on lecchee
Vess (o parè) on lecchee.
Essere, o sembrare, un lacché.
I "lecchee" eran i valletti in livrea che precedevano le carrozze padronali sgomberando loro la strada.
Di notte, con le torce accese, facevano luce al passaggio dei patrizi del tempo.
Nei secoli diciottesimo e diciannovesimo i "lecchee", forti del loro allenamento, disputavano gare di corsa e marcia, sponsorizzate dalle rispettive case dove servivano, diventando motivo di spettacolo pubblico.
A Milano si dice così - Eugenio Restelli
giovedì 24 gennaio 2013
La leggenda della Luna Piena
In una calda notte di luglio di tanto tempo fa
un lupo, seduto sulla cima di un monte,
ululava a più non posso.
In cielo splendeva una sottile falce di luna
che ogni tanto giocava a nascondersi
dietro soffici trine di nuvole,
o danzava tra esse, armoniosa e lieve.
Gli ululati del lupo erano lunghi,
ripetuti, disperati.
In breve arrivarono all'argentea regina della notte che,
alquanto infastidita da tutto quel baccano,
gli chiese:
" Cos'hai da urlare tanto?
Perché non la smetti almeno per un po'? "
" Ho perso uno dei miei figli,
il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata.
Sono disperato . . . aiutami! "
rispose il lupo.
La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi.
E si gonfiò, si gonfiò, si gonfiò,
fino a diventare una grossa, luminosissima palla.
" Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto "
disse, dolcemente, al lupo in pena.
Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura,
sull'orlo di un precipizio.
Con un gran balzo il padre afferrò il figlio,
lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato,
ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna.
Poi sparì tra il folto della vegetazione.
Per premiare la bontà della luna,
le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo:
ogni trenta giorni può ridiventare tonda,
grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero,
alzando nella notte gli occhi al cielo,
possono ammirarla in tutto il suo splendore.
I lupi lo sanno . . .
E ululano festosi alla luna piena.
mercoledì 23 gennaio 2013
La vita - Madre Teresa di Calcutta
La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.
Ho dipinto la pace - Tamir Sorek
Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero
per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco
per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo
per la sabbia ardente,
ma avevo l'arancio
per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste dei chiari cieli splendenti,
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.
sabato 6 ottobre 2012
Ti auguro di vivere - Jean Debruynne
| Foto by Dany |
Ti auguro di vivere senza
lasciarti comprare dal denaro.
lasciarti comprare dal denaro.
Ti auguro di vivere
senza marca, senza etichetta,
senza distinzione,
senza altro nome
che quello di uomo.
Ti auguro di vivere
senza rendere nessuno tua vittima.
Ti auguro di vivere
senza sospettare o condannare
nemmeno a fior di labbra.
Ti auguro di vivere in un mondo
dove ognuno abbia il diritto
di diventare tuo fratello
e farsi tuo prossimo.
dove ognuno abbia il diritto
di diventare tuo fratello
e farsi tuo prossimo.
domenica 30 settembre 2012
Esistono solo - Dalai Lama
Esistono solo due giorni nell'anno che nulla può essere fatto.
Uno si chiama ieri e l'altro si chiama domani,
pertanto oggi è il giorno sicuro per amare,
credere, fare e, prinicipalmente, vivere!
sabato 29 settembre 2012
Quej che gh'han indoss . . .
Quej che gh'han indoss la fever de l'amor
se ne fan nagott de decott e dottor.
Quelli che hanno la febbre d'amore
non hanno bisogno di decotti o dottore.
Io non amo - Boris Pasternak
lunedì 5 marzo 2012
Il giorno più bello della storia - Gianni Rodari
S’io fossi un fornaio
Vorrei cuocere un pane
Così grande da sfamare
Tutta, tutta la gente
Che non ha da mangiare.
Un pane più grande del sole
Dorato profumato
Come le viole.
Un pane così
Verrebbero a mangiarlo
Dall’India e dal Chilì
I poveri, i bambini
i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia.
venerdì 24 febbraio 2012
Te gira la ciribiciaccola?
Te gira la ciribiciaccola?
Ti gira la testa? Stai impazzendo?
"Ciribiciaccola" nell'antico dialetto significava "ordigno macchinoso e complicato da ruote".
Così è sempre stata chiamata la torre nolare dell'Abbazia di Chiaravalle, che si erge maestosa sopra il presbitero e che fino a pochi anni fa era vista anche da molto lontano emergere slanciata e possente sulle marcite e sui filari di gelsi della "bassa".
La torre viene chiamata "Ciribiciaccola" da una filastrocca in dialetto milanese.
Così è sempre stata chiamata la torre nolare dell'Abbazia di Chiaravalle, che si erge maestosa sopra il presbitero e che fino a pochi anni fa era vista anche da molto lontano emergere slanciata e possente sulle marcite e sui filari di gelsi della "bassa".
La torre viene chiamata "Ciribiciaccola" da una filastrocca in dialetto milanese.
Sul pont de Ceravall
gh'è una ciribiciaccola
con cinq cent ciribiciaccolitt.
Val pussee la ciribiciaccola
o cinq cent ciribiciaccolitt?
gh'è una ciribiciaccola
con cinq cent ciribiciaccolitt.
Val pussee la ciribiciaccola
o cinq cent ciribiciaccolitt?
Sul ponte di Chiaravalle
si vede una torre chiamata ciribiciaccola
con cinquecento ciribicciacolini.
Vale di più una ciribiciaccola
o cinquecento ciribiciaccolini?
I ciribiciaccolini probabilmente sono i frati dell'Abbazia o le colonnine della torre.
domenica 19 febbraio 2012
Elogio alla semplicità - John Lane
Un uomo d'affari si avvicina ad un pescatore sdraiato tranquillamente accanto alla propria barca.
"Perché non stai pescando?" domandò l’uomo d’affari.
"Perché ho già pescato abbastanza pesce per tutto il giorno."
"Perché non ne peschi ancora?"
"E cosa ne farei?"
"Guadagneresti più soldi".
"Allora potresti avere un motore da attaccare alla barca per andare al largo e pescare più pesci.
Così potresti avere più denaro per acquistare una rete di nailon, e avendo più pesca avresti più denaro.
Presto avresti tanto denaro da poterti comprare due barche o addirittura una flotta.
Allora potresti essere ricco come me."
"E a quel punto cosa farei?"
"Potresti rilassarti e goderti la vita".
"Cosa credi che stia facendo ora?"
mercoledì 8 febbraio 2012
Slongà la minestra . . .

Slongà la minestra
col broeud del padron de cà.
Allungare la minestra
aggiungendo il brodo del padrone di casa.
Un ospite improvviso trovava sempre posto a tavola: la minestra sarebbe bastata per tutti, perché allungata, appunto col brodo del padrone di casa.
Il "brodo del padrone di casa" è l'acqua potabile, di cui i proprietari di casa dotavano gli edifici dati in affitto.
L'acqua veniva prelevata, fin verso il 1880, alla "tromba", pompa idraulica che la sollevava dal pozzo.
Espressione analoga è: "Fà el risòtt col broeud del padron de cà", cioè fare un risotto da poveri, aggiungendo al riso, anziché il saporito brodo di carne, la semplice ed insapore acqua.
A Milano si dice così - Eugenio Restelli
Il "brodo del padrone di casa" è l'acqua potabile, di cui i proprietari di casa dotavano gli edifici dati in affitto.
L'acqua veniva prelevata, fin verso il 1880, alla "tromba", pompa idraulica che la sollevava dal pozzo.
Espressione analoga è: "Fà el risòtt col broeud del padron de cà", cioè fare un risotto da poveri, aggiungendo al riso, anziché il saporito brodo di carne, la semplice ed insapore acqua.
A Milano si dice così - Eugenio Restelli
domenica 5 febbraio 2012
Mangià el panatton de San Bias
San Biagio, vescovo in Cappadocia, morì martirizzato con un taglio alla gola, nel 316.
Fu venerato in tutta Italia ed in particolare a Milano.
La mattina del 2 febbraio, festa di San Biagio, i milanesi sono sempre andati in chiesa a ricevere la benedizione ed a baciare la reliquia "de San Bias, protettor de la gola e del nas".
Poi ritornati a casa, era uso poccià in del latt" quella fetta di panettone di Natale che, in quel giorno, ciascuno, con una piccola rinuncia di gola, aveva volontariamente lasciata intatta sulla tavola imbandita e, quindi, conservata e riposta con molta cura.
A Milano si dice così - Eugenio Restelli
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